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Il consulente ereditato

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Il consulente ereditato è il professionista — commercialista, notaio, avvocato, consulente del lavoro — che ha seguito il fondatore per decenni e che il subentrante non ha scelto ma si ritrova. È dentro tutti i processi vitali dell'azienda: conosce i bilanci, le situazioni fiscali, i rapporti con le banche, le criticità patrimoniali. Cambiarlo è possibile ma costoso, sia economicamente sia politicamente. Tenerlo è la scelta di default — e come tutte le scelte di default, raramente è la migliore.

Il consulente ereditato ha un conflitto di interesse strutturale che nessuno nomina: la sua lealtà primaria è verso chi lo ha scelto, cioè il fondatore. Anche quando il fondatore si è formalmente ritirato, il consulente continua a sentirsi responsabile verso di lui — lo aggiorna, lo consulta, a volte lo informa di cose che il subentrante non sa. Non lo fa per malevolenza: lo fa per abitudine e per gratitudine verso un rapporto professionale di trent'anni. Ma l'effetto è che il subentrante ha un consulente che non è completamente suo.

C'è un problema più sottile. Il consulente ereditato conosce l'azienda così com'era, non così come potrebbe diventare. La sua competenza è storica, non prospettica. Quando il subentrante propone un cambiamento, il consulente ereditato tende a reagire con prudenza eccessiva, perché il suo frame di riferimento è l'azienda del padre, non l'azienda del figlio.

Cambiare consulente è l'atto più politico che un subentrante possa fare nelle fasi iniziali. Più politico di licenziare un dipendente, più politico di cambiare un fornitore. Perché il consulente è la persona che il padre considera di fiducia in senso quasi personale. Cambiarlo viene letto come un giudizio non solo sul consulente ma sul padre: «se cambi il mio commercialista, stai dicendo che ho scelto male».

Il consulente ereditato è un problema quando: il subentrante scopre che il consulente ha informato il padre di questioni aziendali prima di informare lui; il consulente risponde alle richieste del subentrante con «ne parlo con tuo padre» anche dopo il passaggio formale; le proposte strategiche del subentrante vengono accolte con cautele che sembrano sproporzionate; il subentrante ha la sensazione di essere il cliente di qualcun altro.

Voci correlate
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