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La tensione dello stipendio

AreaLe tensioni Tipotensione economica

La tensione dello stipendio è il problema apparentemente banale di quanto il subentrante si paga. In un'azienda non familiare, la retribuzione di un manager è una questione contrattuale. In un'azienda di famiglia, è una questione identitaria. Se il subentrante si paga poco, dimostra devozione ma si sente sfruttato. Se si paga tanto, dimostra competenza ma viene percepito come avido. Se si paga quanto il padre, sembra presuntuoso. Se si paga meno, sembra subordinato. Non esiste un numero giusto, perché il numero non è mai solo un numero.

Nelle PMI familiari italiane, la retribuzione dei membri della famiglia che lavorano in azienda è quasi sempre un tabù. Si decide in modo informale — spesso il fondatore decide da solo — e si cambia raramente. Il subentrante che entra in azienda spesso accetta inizialmente uno stipendio basso, coerente con il ruolo di «apprendista» e con la retorica del sacrificio familiare («l'azienda viene prima»). Ma gli anni passano, le responsabilità crescono, e lo stipendio resta quello di quando aveva venticinque anni.

Il problema si aggrava quando ci sono fratelli. Se due fratelli lavorano in azienda con ruoli diversi ma stipendi uguali, il fratello che lavora di più si sente svalutato. Se hanno stipendi diversi, il fratello che guadagna meno si sente discriminato. Se uno dei fratelli è fuori dall'azienda e scopre quanto guadagnano gli altri, confronta quello stipendio con i dividendi che riceve (o non riceve) e la tensione si moltiplica.

Il discorso italiano tratta lo stipendio del subentrante come questione marginale. Ma per il subentrante che ci vive dentro, è la questione più concreta di tutte: determina se può comprarsi una casa senza chiedere al padre, se può progettare una vita indipendente, se l'azienda di famiglia è un'opportunità o una gabbia dorata con le sbarre fatte di gratitudine.

La tensione è attiva quando: il subentrante non ha mai negoziato formalmente il proprio stipendio; il compenso non è proporzionato alle responsabilità effettive; l'argomento «stipendio» genera disagio quando emerge nelle conversazioni familiari; il subentrante confronta mentalmente il proprio compenso con quello che guadagnerebbe a parità di ruolo in un'azienda non familiare; la parola «sacrificio» viene usata — dal padre o dal subentrante stesso — come giustificazione per una retribuzione inadeguata.

Voci correlate
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